Un approccio alle religioni altrui

Cos’è, come è nata e come si è evoluta la Storia delle Religioni


di Federica Di Mascio


La storia delle religioni è, per definizione, la disciplina che studia le varie credenze e pratiche rituali non dal punto di vista teologico e dottrinale, ma secondo un metodo d’indagine storico, basato cioè su fonti orali, scritte, archeologiche, filologiche ed etno-antropologiche.


Questa disciplina nasce a metà del XIX sec., ad opera del filosofo e filologo tedesco Friedrich Max Muller, e si sviluppa andando a confrontarsi ed interagendo con altre due discipline nate più o meno in contemporanea, l’etnografia e l’antropologia.

L’interesse per lo studio di popolazioni lontane, così radicalmente diverse da noi, era andato aumentando con il colonialismo ed era basato sull’idea che questi popoli non fossero altro che la versione “primitiva” e perciò ancora imperfetta della nostra stessa civiltà, che fossero in pratica ciò che noi stessi eravamo stati alle origini.

Studiare queste popolazioni, quindi, era considerato un modo per meglio comprendere e capire noi stessi e la nostra cultura, analizzando le diversità, ma anche i possibili punti di contatto con culture “altre”, diverse dalla nostra.

Secondo la mentalità accademica ottocentesca, lo studio delle religioni partiva dal presupposto che il concetto stesso di religione fosse universale ed universalmente applicabile e che un confronto con i popoli e le religioni “altre” avrebbe fatto emergere ed evidenziato differenze, ma anche somiglianze.

In base a questa convinzione tutto ciò che si discostava o addirittura contrapponeva a questo nucleo centrale “sacro”, veniva di conseguenza ritenuto sbagliato, imperfetto, non evoluto.

La religione, intesa nell’accezione datagli dal cristianesimo, era considerata come valore culturale essenziale e basilare, al di sopra per importanza rispetto a tutti gli altri.


Appare evidente, quindi, come ci fossero già in partenza inevitabili pregiudizi e gerarchizzazioni nella mentalità e nel modus operandi degli studiosi dell’epoca.


Nella seconda metà del XX sec. si ebbe, principalmente in Italia con l’affermarsi dello storicismo critico, una progressiva evoluzione della storia delle religioni.


Con il metodo storico cambia totalmente l’approccio e ciascuna religione oggetto di studio è considerata vera perché funzionale alla società in cui ha avuto origine e si è storicamente formata. Le religioni “altre” non sono più considerate come derivazioni o deviazioni di un’essenza sacra originaria e universale, ma come un prodotto culturale umano, originate per specifiche esigenze della società che le ha prodotte.

Il metodo storico esclude che possa esserci un unico prototipo di religione, ma tanti processi autonomi da cui hanno avuto origine religioni diverse, ciascuna storicizzabile e dotata di un carattere unico ed irripetibile.

La storia delle religioni non deve limitarsi, quindi, a descrivere credenze e pratiche religiose, ma deve piuttosto analizzarne lo sviluppo storico, l’evoluzione e la funzionalità nell’ambito della cultura che le ha prodotte.

Lo storico delle religioni non ha nulla a che vedere con un teologo: a lui non interessa verificare o mettere in discussione un dogma, a lui interessano solo i fatti storici.

Per questo motivo, sebbene non sia facile astenersi da giudizi e condanne morali, lo storico delle religioni deve porsi sempre con rispetto davanti alle religioni altrui, anche quando queste sono nettamente in contrasto con il suo personale credo e la sua etica.


Vorrei concludere questo articolo ricordando in breve l’origine e l’evoluzione della parola RELIGIONE.

In epoca romana religione significava semplicemente re-legere ossia riscegliere, avere cura e non aveva affatto il senso che noi gli attribuiamo ora, cioè insieme di credenze e pratiche rituali che mettono in relazione l’essere umano e la divinità.


Solo successivamente, infatti, religio ha assunto il significato attuale, che è poi quello tipico datogli dal cristianesimo.

I padri della chiesa dei primi secoli dopo Cristo sono stati i primi ad utilizzare il termine religio per autodefinire il cristianesimo che è, quindi, la prima religione a definirsi come tale, a distinguere nettamente un ambito religioso da uno civico e a connotarsi in maniera positiva rispetto a tutto ciò che invece era connotato negativamente e che pertanto da allora in poi sarebbe stato etichettato come “superstitio”, o superstizione.


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