Lughnasadh, la festa dell'estate

La festa del sole e del primo raccolto


di Federica Di Mascio



Anticamente le persone vivevano a più stretto contatto con la natura e il trascorrere delle stagioni e i cicli lunari avevano una forte e profonda influenza sui rituali e le cerimonie religiose.


Il termine " Ruota dell' Anno " indica proprio questo ciclo continuo e infinito di morte e rinascita, che non riguarda solo la natura e le stagioni, ma anche la stessa esistenza umana.


Le antiche tradizioni pagane e contadine celebravano con feste e rituali i giorni che segnavano il passaggio da una stagione all'altra, ovvero gli equinozi e i solstizi, e che erano strettamente legati al calendario agricolo e all'allevamento.


Lughnasadh ( in gaelico significa " Festa di Lugh " ) è un' antichissima festa di origine celtica, celebrata il 1° Agosto, dedicata a Lugh il dio celtico della luce e delle arti, equiparabile al dio greco Apollo.


Lughnasadh, conosciuta anche come " Vigilia d'Agosto ", " Festa del Pane " e " Casa del Raccolto ", coincideva con il primo giorno del primo raccolto annuale, ed è associata anche alla festività di Lammas ( la " Festa del Pane " ), una festa tradizionale anglosassone che si svolgeva nello stesso periodo ed aveva probabilmente la stessa origine.


Lughnasadh era una festa gioiosa, di ringraziamento per il raccolto ottenuto, grazie al quale sarebbe stato possibile sopravvivere all'autunno e all'inverno, ma era anche un momento di riflessione e di introspezione, perché il sole aveva ormai raggiunto il massimo della sua forza e si sarebbe apprestato ad iniziare la sua fase discendente.


Dal giorno del raccolto la luce estiva sarebbe andata via via scemando fino ad arrivare al buio dell'autunno e dell'inverno; ci si preparava, quindi, all'avvento della metà oscura dell'anno.


Questa festa è legata al tema della morte e della rinascita, ricordandoci che ogni cosa in natura nasce, muore e rinasce ancora in un ciclo continuo di morte e rinascita, così come le spighe mature falciate dai campi si trasformavano in pane, un alimento sacro per gli antichi.


E proprio nella logica di queste credenze, con le spighe raccolte veniva realizzato un fantoccio che poi veniva dato alle fiamme, per simboleggiare il sacrificio, realizzando così una morte simbolica che avrebbe garantito nuova vita, ovvero nuovo grano per l'anno successivo.


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