Il ramo d'oro

di Federica Di Mascio



Uno dei primi e più importanti studi su magia e religione è stato sicuramente " Il ramo d'oro ", scritto dall' antropologo scozzese James George Frazer e pubblicato nel 1890.


Nella sua opera Frazer collega il pensiero magico, quello religioso e infine quello scientifico secondo una progressione ( tipica dell'evoluzionismo vittoriano ) che vede magia, religione e scienza come fasi successive del progresso delle conoscenze e dell'evoluzione culturale umana.


La prima fase vedeva l'uomo impegnato nel tentativo di controllare la natura utilizzando la magia; vedendo che la magia non dava il risultato voluto ricorse alla religione, cercando di propiziarsi le divinità; infine, resosi conto che il modo più giusto per controllare le forze della natura era studiarne i fenomeni in base alla logica e cercare le leggi di causa-effetto che li determinano, arrivò alla scienza, al pensiero scientifico.


Il titolo " Il ramo d'oro " è un richiamo evidente al ramo d'oro che, secondo il mito, Enea dovette procurarsi su consiglio della Sibilla per poter discendere agli Inferi e farne ritorno.


Frazer riferisce di un rito tipico del bosco situato presso la località laziale di Nemi e lo confronta analizzando i miti tradizionali, i riti e le usanze di altri popoli.


Secondo la tradizione riportata da Frazer, l'unico modo per diventare sacerdote del santuario di Nemi, dedicato alla dea Diana, consisteva nel prendere un ramo da un albero sacro ( da qui il richiamo al ramo d'oro ) e quindi uccidere il sacerdote in carica.


Frazer confronta questa uccisione, che si ripeteva annualmente, con le uccisioni rituali di altri "re sacri" presenti nelle tradizioni di altri popoli e altre culture, lontane tra loro non solo geograficamente, ma anche appartenenti ad epoche storiche diverse.


Nel suo lavoro Frazer affronta anche lo studio della magia, dei culti legati alla natura, dei riti sacrificali ( generalmente legati alla stagionalita' e alla vita agricola ) e della funzionalità dei riti espiatori e dell'allontanamento del male attraverso la pratica del cosiddetto "capro espiatorio".


In base a tale eterogeneità di elementi, Frazer elaborò alcune teorie di validità generale, tra cui vale la pena di ricordare i principi della magia, retta dalle leggi fondamentali della similarità e del contatto.


Frazer spiega come la magia possa essere suddivisa in due correnti principali: la magia omeopatica e la magia contagiosa.


La magia omeopatica si basa sul principio secondo cui il simile genera il simile; possiamo parlare, quindi, di magia imitativa o simbolica, perché per ottenere un certo risultato occorre mettere in atto un'azione che sia simile.


La seconda forma di magia, quella contagiosa, si basa invece sul concetto che l'azione magica si abbia mediante contatto ( per contagio appunto ), perciò due oggetti che siano stati in contatto tra loro continuano ad interagire l'uno con l'altro anche a distanza.


In definitiva, sia la magia omeopatica che quella contagiosa fanno parte di una più grande categoria, definita "magia simpatica".


L' opera di Frazer, sebbene ad oggi sia ritenuta ormai superata in ambiente antropologico, ebbe comunque una grande importanza a livello culturale, di fatto pose le basi per uno studio comparativo della mitologia, e resta tuttora un'interessante lettura per chiunque sia interessato al folklore, alla storia delle religioni e in generale agli studi antropologici.


Per approfondimenti: James George Frazer, Il ramo d'oro.


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