Estratti di medicina biologica emozionale

L’importanza dell’ascolto dei segnali del nostro corpo fisico


di Alessandra Berioli


Cos’è la malattia?


Ci hanno insegnato che, quando avvertiamo un sintomo, è necessario recarci dal dottore, il quale ci prescriverà un farmaco per farci stare meglio. In questo modo il nostro sintomo scomparirà e noi crederemo di aver recuperato uno stato di salute ottimale. Normalmente a questo punto ci riterremo soddisfatti e chiuderemo la questione.

La medicina biologica emozionale sostiene che un sintomo non è altro che la voce del nostro corpo che ci urla che qualcosa non va. Il corpo ci parla attraverso i sintomi che produce, siano essi dolore, bruciore, nausea, mal di testa, una situazione di nervosismo o di depressione, ossia segnali sia fisici che mentali.


In questo modo, sentimenti di collera e rabbia repressa possono esprimersi, per esempio, con dei dolori al fegato, un qualcosa che ci è difficile da digerire con dolori allo stomaco o costipazione, una reazione verso qualcuno che cerca di invadere il nostro spazio con delle reazioni a livello della pelle.

Reprimendo il sintomo, noi mettiamo a tacere il problema che lo ha creato, come a non voler ascoltare la voce del nostro corpo che ci sta chiedendo aiuto. Il sintomo potrebbe dunque ripresentarsi, a volte in maniera più decisa e forte, in quanto la causa base del problema continuerebbe a lavorare in maniera nascosta.


La medicina biologica emozionale ci invita a prestare ascolto ai messaggi nascosti dietro i nostri sintomi, al fine di individuarne le cause più profonde che li determinano, spesso legate a situazioni della nostra vita personale che viviamo in maniera problematica. Prendendo coscienza delle ragioni del nostro disagio e riequilibrando le nostre emozioni collegate ad esso, i sintomi scompariranno spontaneamente e definitivamente.


Questo non vuole essere un invito a non curarsi, ma solo un monito a non limitarsi a sopprimere il sintomo bensì ad andare oltre esso per poter giungere alla base del problema che lo determina. In ogni caso la soppressione dei sintomi sarebbe solamente una soluzione temporanea, in quanto i sintomi tenderanno a ricomparire nella stessa o in un’altra forma, spesso in maniera più violenta ed evidente, come quando in una discussione con un’altra persona, in cui la nostra opinione non venga mai tenuta in debita considerazione, giungiamo infine ad alzare la voce e ad urlare per rivendicare il nostro diritto di essere ascoltati ed il tentativo disperato di trovare una soluzione prima di arrenderci.


La nuova medicina non potrà fare a meno di considerare la persona nella sua interezza di corpo, mente e spirito e ricercherà le cause primarie dei nostri malesseri volgendo lo sguardo non solamente verso il mondo fisico che ci circonda e il nostro passato recente, ma anche verso il nostro passato remoto, da ricercarsi, a volte, in vite precedenti. Il paziente non potrà più essere un oggetto di indagine oggettiva, ma un soggetto partecipativo all’indagine. Egli dovrà assumersi la responsabilità della propria guarigione e contribuire attivamente al suo raggiungimento. Fondamentale, in questo approccio, sarà sviluppare la capacità di rivolgere ai pazienti le giuste domande, mentre si darà spazio ad ascoltare attivamente le loro risposte, le loro storie personali e le loro ricostruzioni in merito alla comparsa dei sintomi, che andranno considerati come dei veri e propri alleati del malato, in quanto segnali di allarme atti a risvegliarci dal nostro torpore (affinché diveniamo consapevoli dei nostri disagi interni) ed a stimolarci ad agire su di essi.


Ciascun individuo dovrà dunque essere educato ad accogliere ed ascoltare i segnali del proprio corpo, considerandoli degli alleati nel processo di risveglio e guarigione olistica.

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