Erbe aromatiche, un approccio olistico alla coltivazione

di Amarilli Lerzio

Erbe aromatiche: approccio olistico alla coltivazione

Continuiamo il nostro viaggio nel mondo delle aromatiche, immergendomi nel quale è riaffiorato in me il ricordo di un sapere antico. Quando infatti ho iniziato a preparare i miei infusi, dopo uno studio attento delle proprietà di ciascuna pianta, ho riscoperto le capacità curative di esse e, come un piccolo alchimista, le ho abbinate insieme in base ai loro diversi principi attivi creando le miscele capaci di trasmutare un malessere in un benessere. Edward Bach aveva intuito quanto fosse importante rientrare in contatto con la propria Anima per sanare le ferite emotive e fisiche: le piante ed i fiori ci sostengono proprio in questo. Abbiamo tutti dimenticato che portiamo in noi l’essenza stessa della guarigione, la quale avviene quando iniziamo a riascoltare noi stessi. Tutti siamo stati maghi e maghe, tutti portiamo dentro il seme che può farci riscoprire le nostre conoscenze di guaritori e guaritrici di noi stessi. Ricontattare la Natura è il primo passo per riappropriarsi di queste conoscenze sopite. Ecco alcuni esempi di ciò che ho scoperto: unisci la camomilla con la melissa insieme al biancospino, alla maggiorana e alla lavanda, placherai gli attacchi di ansia dovuti allo stress e potrai dormire sonni tranquilli; oppure miscela il rosmarino con la melissa, la menta piperita e la rosa canina, ritroverai l’energia necessaria a sostenerti nei periodi di stanchezza accumulata da troppo lavoro; o ancora, unisci in parti uguali la camomilla e la salvia, aiuterai la tua digestione e regolerai il reflusso dopo i pasti. Le piante dunque ci curano, ci sostengono, ci parlano e soprattutto ci ascoltano, è uno scambio sempre reciproco.


Quando noi ci approcciamo alla coltivazione di una pianta dovremmo restare sempre nel nostro sentire perché in qualche modo le piante giuste ci “chiamano” vibrando in modo simile alla nostra energia. Questo per dire che non è detto che le erbe aromatiche siano piante coltivabili da tutti, non perché sia difficile coltivarle ma, in qualche modo, la loro vibrazione energetica può essere dissonante con la nostra. Mi rivolgo a coloro che dicono “non ho il pollice verde”, in realtà sono convinta che sia più corretto dire che non tutte le piante sono adatte ad essere coltivate da tutti.


La coltivazione di erbe aromatiche per me è stato un “caso” imprevisto, avevo infatti studiato a lungo la coltivazione degli ulivi recandomi direttamente presso un’azienda agricola sita nel Comune di Scansano, Le Sorgenti, dedita esclusivamente alla produzione di olio extravergine di oliva biologico. Lì ho seguito tutti i passaggi della filiera di produzione: dalla coltivazione alla potatura, alla raccolta, alla frangitura e spremitura, all’imbottigliamento ed infine alla vendita dell’olio E.V.O. Ero preparatissima e prontissima a coltivare ulivi! Il destino però aveva deciso diversamente, così per vari motivi, che in questa sede è superfluo raccontare, il terreno da me trovato non aveva neanche una pianta di ulivo, anzi non aveva nessuna pianta in realtà, a parte tanti bellissimi cespugli di ginestra ed una zona poverissima di piante perché da sempre ripulita con il morgano (una fila di dischi concavi uniti a coppie che girando vanno a rivoltare le zolle, quindi non arano né trinciano ma sotterrano le piante strappate impoverendo il terreno). La prima varietà di aromatiche che ho iniziato a coltivare è stata la lavanda. Ho scelto due varietà (cultivar in gergo botanico) di lavanda vera, officinale. La prima si chiama Dwarf Blu, ha uno sviluppo contenuto, il colore dei fiori è un bellissimo blu ma che, di anno in anno, può cambiare in un viola scuro o in blu più chiaro a seconda delle stagioni, da quanta pioggia è caduta, da quanto sole ha ricevuto la pianta, se ha fatto più caldo o più freddo, se è nevicato oppure no. Ogni anno, quindi, il clima può modificare sia l’aspetto che la qualità della produzione della pianta perché sicuramente in una stagione più siccitosa e più calda l’olio essenziale sarà prodotto in minor quantità ma avrà una concentrazione di principi attivi ben superiore rispetto ad una produzione che avviene in un anno in cui ci saranno maggiori precipitazioni piovose. La Dwarf Blu ha come caratteristica di avere una concentrazione minore di canfora nel suo olio essenziale, questo vuol dire che il suo profumo è più delicato rispetto a quello che noi associamo a questa pianta. L’altra varietà si chiama Munstead e ricorda di più la lavanda che tutti conosciamo, ha un cespuglio molto sviluppato che può arrivare ad espandersi anche fino oltre un metro ed i fiori sono di un colore viola chiaro, il suo profumo è molto intenso in quanto contiene molta concentrazione di canfora: è il classico profumo di lavanda.

Ho preferito la lavanda vera, officinale perché, essendo il mio terreno sito a 700 metri di altitudine, questa è più resistente alle basse temperature a differenza della lavanda ibrida (detta “lavandino”). Oltre la lavanda, il rosmarino e la salvia, ho avuto la fortuna di coltivare anche un’altra pianta aromatica di cui mi sono innamorata prima ancora di sapere cosa fosse: l’elicriso italico. La scoperta è avvenuta per caso. L’elicriso nasce spontaneo nel versante grossetano del Monte Amiata e agli inizi della mia vita da contadina io andavo in giro toccando e annusando tutte le piante che mi colpivano per la loro bellezza e particolarità alla ricerca di quelle aromatiche (questo è il modo più semplice e banale per riconoscerle dato che hanno un profumo molto intenso non solo nel fiore ma anche nelle foglie). L’elicriso ha dei bellissimi fiori raccolti a ombrella di color giallo intenso, simile a un piccolo sole, il loro profumo e quello delle foglie ricorda l’aroma del curry, infatti queste ultime sono usate in cucina per insaporire soprattutto la carne bianca unite alla salvia e al rosmarino, mentre i fiori che hanno proprietà benefiche per le vie respiratorie sono ottimi in infuso, il principio attivo dell’olio essenziale dell’elicriso è l’Arzanolo (il nome viene da un paese della Sardegna dove è stato individuato e studiato per la prima volta), un antibiotico naturale molto efficace.


Qual è il periodo migliore per iniziare le coltivazioni di aromatiche? In genere sono la primavera e l’autunno, quando cioè la piantina o la talea può ancora ricevere pioggia (in primavera) o sole (in autunno) così da avere il tempo di adattarsi al terreno e radicare con più facilità, questi periodi sono ideali anche perché non è necessario preoccuparsi troppo di innaffiare: le piantine si rendono subito indipendenti. Ovviamente è consigliabile impiantare in primavera nelle zone più in altura e più fredde e in autunno nelle zone in pianura e più calde. Molto importante è anche la qualità del terreno che ospiterà le aromatiche, l’acqua non deve ristagnare quindi la terra argillosa non è adatta perché le radici marcirebbero nei periodi piovosi o soffocherebbero nei periodi siccitosi. Il primo impianto l’ho iniziato in primavera (il mio terreno pur essendo in altura ha un’ottima esposizione, ricevendo sole durante tutto l’anno) con delle piantine a radice nuda, cioè senza il panetto di terra. Ricordo che per la Dwarf Blu non ci furono problemi attecchirono quasi tutte le piante, circa 400, invece grossi problemi ci furono per la Munstead perché le piantine interrate a radice nuda non ce la fecero, morirono tutte, erano circa 700! Fortuna volle che le talee, che avevo ricavato dalle piantine di quest’ultima, messe direttamente a terra, circa un migliaio, con mia sorpresa attecchirono tutte, i piccoli rametti di 15 centimetri erano sopravvissuti! Questo mi ha fatto comprendere cosa sia la forza della Natura, l’energia e la forza vitale delle piante.

Ma che cos’è una talea? Molte piante e in particolar modo le aromatiche possono moltiplicarsi non solo dai semi ma anche dal taglio di parti ramificate della pianta cosiddetta madre: io taglio alcuni rametti di circa 15 centimetri dalla pianta che presenta le caratteristiche migliori sia nella qualità delle foglie (come nel rosmarino e nella salvia, per esempio) sia per la maggiore produzione di olio essenziale (per esempio nella lavanda), caratteristiche che voglio mantenere in tutte le piante della mia coltivazione, così da garantirmi un raccolto di migliore qualità ed elevata produzione, cosa che la moltiplicazione per seme non permette. Ripulisco la base del rametto (5 centimetri) dalle foglie e faccio un taglio trasversale che poi vado a interrare. Le prime settimane sono importanti per la produzione delle radici, il primo anno è importante per decidere la sopravvivenza della piantina. Una volta però che la piccola talea ha attecchito e ha superato il primo anno di vita si è sicuri che (quasi) nulla potrà mettere più a repentaglio la sua vita, perché, radicando direttamente a terra nell’ambiente in cui poi si svilupperanno e dovranno vivere, le radici scenderanno in profondità e la pianta si adatterà perfettamente al terreno, al luogo e al clima che la ospitano. Nel giro di due anni diverrà una bellissima pianta forte e rigogliosa!


Collaborazione con Amarilli Lerzio (ilportaledelleanime.com)


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