Dall’ Africa allo spiritismo di Kardec: l’Umbanda

Un culto sincretico afro-brasiliano


di Federica Di Mascio

Con l’arrivo degli schiavi africani in America ebbe origine anche il fenomeno del sincretismo religioso, cioè l’unione e il rimescolamento tra i culti africani ed elementi desunti dalla religione dei padroni bianchi. In particolar modo si svilupparono due culti, diffusi prevalentemente in Brasile: il Candomblè e l’Umbanda.


Il Candomblè, come esempio di tale sincretismo, unisce letteralmente i santi cattolici alle entità del pantheon africano, gli Orixàs, che andrebbero definite “spiriti” più che divinità perché in effetti acquisiscono pieni poteri nel corso del rituale, attraverso i sacrifici. Per ogni esigenza specifica e per ogni problema dell’esistenza quotidiana ci si può rivolgere ad un orixà legandosi ad esso con vere e proprie obbligazioni, ossia facendo offerte e sacrifici. Il sacrificio è un momento di fondamentale importanza perché lega l’individuo con il suo orixà in un rapporto di tipo do ut des: offrire in sacrificio per ottenere in cambio la riconoscenza ( e l’aiuto concreto ) dell’orixà.


Il Candomblè, quindi, risponde perfettamente all’esigenza degli adepti di ottenere rassicurazione ed esaudimento di ogni necessità spirituale e materiale della vita quotidiana; e la morte, pur essendo inevitabile, è intesa comunque come dilazionabile grazie ai rituali e va a concludere definitivamente l’esistenza umana.

Il Candomblè si presenta come un culto a-etico, tanto che il mancato rispetto degli obblighi che legano l’individuo all’entità è l’unica possibile colpa di cui potrebbe macchiarsi un adepto. Appare chiaro come un culto simile non potesse essere accettato dal cattolicesimo, non solo per la sua origine africana, ma soprattutto per il totale disinteresse per il concetto di “peccato” ( inteso secondo l’etica cristiana ) e per l’assenza di una vita dopo la morte.

Nella prima metà del XX sec., nel sud-est del Brasile, inizia a diffondersi una nuova forma di sincretismo religioso, l’Umbanda, in cui la componente bianca ed europea dello spiritismo di matrice Kardecista ( da Allan Kardec ) va ad unirsi ad elementi della tradizione africana ( Candomblè ). L’Umbanda, infatti, dal Candomblè eredita gli orixàs che vengono messi a capo di gruppi di spiriti, e dallo spiritismo di Kardec prende il concetto di karma e di reincarnazione intesa come uno strumento di evoluzione: ci si reincarna finché non si è appresa la lezione necessaria alla nostra evoluzione spirituale.


I rituali legati all’Umbanda si concentrano essenzialmente attorno a medium chiamati pai-de-santo ( padre del santo ) o mae-de-santo ( madre del santo ) in grado di fungere da intermediari col mondo degli spiriti ( da cui è possibile ricevere guida e consigli pratici ), iniziati definiti filhos-de-santo ( figli del santo ) e membri laici. Inizialmente i rituali venivano praticati in segretezza, in genere nei cortili ( terreiros ) sul retro delle abitazioni dei medium ed il terreiro è ancora oggi uno “spazio sacro”, adibito alle cerimonie e alle celebrazioni rituali.


L’Umbanda prevede la credenza in un creatore supremo e nell’esistenza di entità chiamate orixàs, di origine africana, quasi tutte associate ad un corrispondente santo cattolico. Gli orixàs sono organizzati secondo una gerarchia che vede al vertice Oxalà, associato con la figura di Gesù, ed altre entità collegate alle principali figure della tradizione cattolica: la Madonna, san Giovanni Battista, san Sebastiano, sant’Anna e sant’Antonio da Padova, per citarne alcuni. In genere le associazioni tra santi e orixàs sono dovute a particolari somiglianze tratte dall’iconografia o da episodi della vita dei santi, che possono trovare analogia nei miti relativi agli orixàs stessi.

Oltre agli orixàs hanno grande importanza gli spiriti, che a loro volta possono essere suddivisi in tre categorie: spiriti puri ( hanno raggiunto la perfezione spirituale ); spiriti buoni ( ad esempio gli spiriti degli antenati indios e schiavi, che hanno a cuore la sorte dei vivi ed elargiscono consigli e messaggi di amore e speranza ); spiriti inferiori ( hanno necessità di essere guidati verso la luce ed aiutati ad evolversi ).

In conclusione l’Umbanda, pur presentando radici africane, ha finito col diffondersi tra la classe medio-borghese bianca divenendo anche strumento di ascesa sociale e di liberazione da una etichetta di africanità e da un passato di schiavitù, differenziandosi dal Candomblè anche per una questione etica: praticare il “bene”, cercando ciò che fa stare bene noi senza nuocere agli altri, anzi, cercando il loro bene, praticando la carità e la fratellanza al fine di una evoluzione spirituale.


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